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Rio de Janeiro: non solo spiagge, non solo favelas

lungo mare rio de janeirodi Marco Loiodice (Finestra sulla favela)

Rio de Janeiro è per abbronzarsi: la spiaggia di Copacabana è per chi ama le spiagge larghe in un quartiere storicamente popolare; quella di Ipanema per chi desidera immergersi nello spirito della Bossa Nova: erano gli anni della dittatura militare e Vinicius de Moraes, Antonio Carlos Jobim, Caetano Veloso, Gilberto Gil e altri artisti, nei pressi del “posto 9”, inventavano un nuovo genere musicale e cantavano il loro inno alla libertà; il popolare contemporaneo, lo si trova invece aldilà delle colline dois irmãos, sulla sabbia cocente di São Conrado, dove la chiassosa allegria è quella del popolo che qui scende dalla favela Rocinha.

Rio de Janeiro è per mangiare: direttamente in spiaggia, ancora, di fronte al “posto 9” di Ipanema, c’è la barraca Uruguay (la trovi sotto la bandiera a strisce bianche e blu), per il migliore panino con la linguiça (salsiccia) , e per la non meno brasiliana caipirinha opera dello statuario Marcelo; dopo la spiaggia, è d’obbligo spostarsi verso Copacabana ad assaggiare ipasteles de camarão (la portoghese pastella ai gamberetti) del ristorante “caranguejo”;  la migliore feijoada la trovi nel suggestivo quartiere di Santa Teresa, al Bar do Mineiro, e dopo pranzo si può smaltire con una passeggiata tra i negozi di artigianato, verso il Parque das Ruinas, evocativo della belle epoque carioca, offre un panorama di Rio a 360 °.

Rio de Janeiro è per ballare: la movida notturna si trova principalmente nel quartiere di Lapa, a partire dalla scalinata di Selarón, passando sotto agli archi, lunga tutta la Avenida Mem de Sá, fino all’eclettico Teatro Municipale. I locali offrono quasi tutti musica dal vivo e c’è solo da scegliere; il più classico è lo Rio Scenarium, ma chi preferisce una situazione più intima e sorprendente, torni a Copacabana, al Bip Bip, in Almirante Gonçalves 50: qualche sedia fuori da un negozio fa sembrare improvvisato un locale storico.

Rio può essere una città pericolosa. Di notte è meglio evitare il centro del terziario di Rio (attorno all’Avenida Rio Branco), perché resta deserto in orari diversi da quelli di ufficio; le traverse poco frequentate e gli autobus pubblici. Meglio muoversi in taxi, o con i VAN, mezzo di trasporto alternativo favelado, economico e molto efficiente: basta fermarsi all’angolo di una strada e alzare un braccio. Il VAN ti accoglierà e ti farà scendere all’altezza del suo percorso che preferisci.

favela rocinhaLe mete da cartolina (il Cristo Redentore, il Pão de Açucar, il parco nazionale di Tijuca, il Sambodromo, il Maracanã) saranno facilmente raggiungibili ai più, ma non si può lasciare Rio, ammesso che si voglia avere un’idea esaustiva di questa città composta di  innumerevoli contraddizioni, senza aver conosciuto la realtà delle favelas, dove vive un terzo della sua vasta popolazione. Superando i pregiudizi (sulla base dei quali molti divieti saranno posti anche da molti abitanti), si avrà la possibilità di conoscere una popolazione che ti insegna il rispetto e la tolleranza verso il prossimo e la voglia di vivere, di sorridere e di ballare nonostante le condizioni di estrema povertà. Quella promossa dalla Onlus italo-brasiliana Il Sorriso dei miei Bimbi è l’esperienza di turismo responsabile consigliata per la favela Rocinha, la più grande favela del Sudamerica.

Le foto sono state scattate da Antonio Spirito – il suo photostreaming su Flickr

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