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Ristorante a Cefalù Tra atmosfera e qualità

Viaggiare in Sicilia significa, ovviamente, fare i conti con la bilancia: il cibo è buono e di qualità. Senza rischiare di esagerare si può dire che si tratta di una delle regioni italiane con la cucina migliore.

Oggi parliamo di Cefalù, piccolo centro della Sicilia nord-occidentale, a pochi chilometri da Palermo, famoso soprattutto per il Duomo.

Dopo essersi goduti la vista della città dal mare, aver percorso i vicoli che profumano di bucato e dopo la visita all’immensa cattedrale attaccata al fianco della montagna, l’ideale è imboccare la via XXV novembre e scovare un minuscolo ristorantino,La brace. La specialità è, inaspettatamente dato il contesto, la carne.

Visto che il ristorante è piuttosto piccolo conviene telefonare per prenotare (+39.0921.423570 ). La telefonata è utile anche perchè, soprattutto in inverno, il ristorante è aperto o solo a pranzo o solo a cena.

L’atmosfera è garantita dall’amore con cui il progetto è sempre stato gestito dalla coppia che gli ha dato vita, gli olandesi Dietmar e Thea.

Per il mensile I love Sicilia ho intervistato, a dicembre, la titolare e cuoca, Thea De Haan.Vi lascio, cari Hobo, con il suo ritratto, che completa il quadro di una piccola perla del Mediterraneo.

Intervisa alla proprietaria del Ristorante La Brace di Cefalù

La signora Thea ha aperto le porte del suo ristorante apposta per questa intervista nel giorno di chiusura. Lungo via XXV Novembre, una delle vie che partono dal  Duomo di Cefalù, si sente un inebriante profumo di bucato. Il Ristorante La Brace è accogliente, illuminato dai piccoli lampadari in vetro che pendono su ogni tavolino e riempiono l’aria buia di una luce calda e gialla.

E’ lei a fare la prima domanda: ‘Non siete mai venute qui? Siamo qui da 35 anni.’ Prima che il registratore venga acceso ha già raccontato molto di sé: ‘io sono per metà indonesiana, sento che la mia cultura di origine assomiglia a quella siciliana: la gentilezza, l’ospitalità‘. E’ una donna dal viso tondo, di cui si notano l’abbigliamento curato e i dettagli, gli orecchini e il bracciale d’argento che avvolge il braccio sinistro. E le sigarette bianche e sottili che fuma in discreta quantità.

Osservando le pareti in pietra, l’arco che separa l’ingresso col bancone del bar e la cucina dalla sala da pranzo viene naturale chiedere se si sono occupati loro della ristrutturazione. Thea de Haan racconta che è tutto così da quando suo marito ha aperto il ristorante nel 1977. L’olandese Dietmar Beckers era arrivato a Cefalù in vacanza cinque anni prima. ‘Aveva girato tutto il mondo’ dice la signora ‘ma di Cefalù si è innamorato. Quando ha deciso di aprire ha cercato per un po’ di tempo lo spazio giusto, e ha trovato questo, che era una stalla. Lo ha rimesso a posto tutto da solo’. In quello che era l’abbeveratoio delle bestie è stato ricavato un piccolo vano, dove vengono custodite alcune bottiglie di vino e una foto in bianco e nero: è l’edificio in cui ora c’è il ristorante. ‘La foto è rimasta nella macchina fotografica per due anni, l’ha scattata mio marito prima ancora di sapere che cosa stava per cominciare’.

Lei invece è arrivata a Cefalù nel 1985, ‘un caldo da morire, bellissimo. Conoscevo mio marito perché era amico di amici. Sono rimasta qua, perché mi sono innamorata della Sicilia già sul treno da Catania, quando un signore anziano mi regalò un’arancia, e per il profumo‘.  A quel tempo Thea aveva poco più di 30 anni, un lavoro ben retribuito, ma qui ha trovato l’amore, l’amore per la cucina, e ha deciso di restare, per passione. Una passione che si respira in ogni sua parola e in ogni sguardo che scambia col figlio Davide, 21 anni. Adesso sono solo loro due a lavorare nel ristorante, Thea ai fornelli e Davide servendo ai tavoli e occupandosi della cassa. C’è stato un tempo in cui lo staff era composto da sei persone. ‘Probabilmente è colpa della crisi, ma in ogni caso Cefalù quando abbiamo cominciato era diversa, c’era più ricchezza, c’era il Club Med, c’erano locali diversi che offrivano cose diverse. Quando entravi era tutta natura, ora vedi solo residence, residence, residence’. Il passare del tempo e i cambiamenti che questa signora olandese-indonesiana ha visto negli anni sono un tema che ritorna più volte durante la chiacchierata. E il tempo a La brace è scandito dal passaggio di una clientela fedele e affezionata: ‘ci sono quelli che qui si sono fidanzati, quelli che si sono sposati e che vengono con i loro figli. In alcuni casi siamo già alla seconda generazione. E tutti si stupiscono perché non è cambiato niente’. Nemmeno i disegni che il marito dava ai bambini da colorare con le matite di legno. ‘Ora ci sono i pennarelli’ dice lasciando trasparire una punta di rimpianto, mentre racconta divertita di quel disegno fantastico che serviva a tenere i bambini tranquilli tra una portata e l’altra e nello stesso tempo a ‘farli sentire parte del tavolo’.

Ad ascoltare i suoi racconti viene l’acquolina in bocca e cresce la voglia di provare la cucina che lei definisce ‘rinnovata’. Un misto di ricette apprese dalle signore anziane del paese, unite a quello che ha imparato dalla sua mamma indonesiana, chef in un ristorante famoso in Olanda. Tutti gli ingredienti vengono comprati freschi ogni giorno e diventano un menù che spesso stupisce i clienti: ‘entrano chiedendo un’insalata di mare, scoprono che noi non la facciamo, ma restano sempre soddisfatti. Usiamo molto la carne. Quando all’inizio proponevamo il filetto al sangue ci prendevano per pazzi. Ma abbiamo resistito e ora è uno dei piatti più richiesti’.  E’ con questa combinazione di passione e cura che La brace è finita sulla Guida Michelin, unico tra i ben 55 ristoranti di Cefalù. Davide e Thea mostrano con orgoglio l’adesivo sulla vetrina. ‘I critici vengono senza preavviso e senza annunciare che ti stanno mettendo alla prova. Se otteniamo questo riconoscimento da tanti anni vuol dire che la nostra genuinità traspare in ogni momento’.

Prima di andare via resta un’ultima domanda: questa donna riservata e energica che cosa ha imparato dalla Sicilia e che cosa pensa di avere regalato a Cefalù? ‘Ho imparato il sacrificio, il desiderio costante di aiutare gli altri. Cos’ho portato credo che lo debbano dire gli altri, ma io spero ‘un’atmosfera’.

Intervista (integrale) realizzata da Virginia Fiume per la rubrica “Siciliani si diventa”- I love Sicilia, dicembre 2011

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